Scritto da un’alunna della scuola media Belvedere

IL CORAGGIO SPEZZATO

Prologo

Non ho mai avuto paura. Ero la piĂą coraggiosa della famiglia, colei che agiva d’istinto e non pensava alle conseguenze. Per me la parola “paura” era come un qualcosa di totalmente sconosciuto. Non ho mai pensato, nemmeno per un momento, di avere paura e di poter provare un sentimento del genere. Eppure… un giorno la mia vita cambiò e, da impulsiva e sicura, divenni riflessiva e insicura. Passai dalla gioia piĂą immensa al dolore piĂą intenso. Ma soprattutto, da felice e coraggiosa diventai triste e…si, paurosa. Tutto quello che non avevo mai provato prima mi investì come un onda gigante che mi fece affogare.

Mi chiamo Lily Rose. Sono nata l’8 aprile del 2002. Mi hanno raccontato che in origine mi sarei dovuta chiamare semplicemente Rose ma in breve tempo si accorsero che avevo una somiglianza spaventosa con Lily-Rose Melody Depp, la figlia di Johnny Depp: <<Sono identiche, se le mettessi una vicino all’altra non le riconosceresti!>> così dicevano. Per di piĂą mia madre era una fan sfegatata di Johnny Depp quindi era destino che prima di “Rose” ci andasse “Lily”. Si conosce bene il detto “tale madre, tale figlia” e infatti anche io sono sempre stata innamorata di quell’attore: mia madre mi fece vedere “Edward mani di forbice” quando avevo solo cinque anni e mezzo e da lì cominciai a vedere tutti i suoi film. Un giorno, a sette anni, giocai d’azzardo, per così dire, e insieme a mia sorella Alice guardai il film “Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street” che era un horror! Ricordo ancora che lo guardavo completamente assorbita e per nulla spaventata da ciò che succedeva sullo schermo. E questo perchĂ© mi dicevo “E’ solo un film! Non c’è niente di vero, non esiste nessun barbiere diabolico e la gente non può morire così!”. Quel film dell’orrore mi piacque così tanto che cominciai a vedermeli anche la sera prima di andare a dormire! Non ricordo una sola volta in cui io abbia avuto gli incubi e soprattutto non ricordo di aver mai avuto paura! Non mi sentivo il sangue raggelarmi nelle vene quando sentivo un urlo raccapricciante, non mi veniva voglia di urlare dal terrore solo perchĂ© qualcuno veniva ammazzato e facevano vedere chiaramente il sangue che scorreva lento e fluido dalla ferita. No, non ho mai avuto veramente paura. Ma un giorno, il 17 maggio 2012, ero a scuola quando accusai un mal di testa fortissimo e vomitai. Lì cominciò a venirmi il panico: non avevo mai vomitato in tutta la mia vita e mi sentii come una stretta sulle braccia e i brividi di freddo sul collo. Avevo la sensazione di volermi spaccare in mille pezzi, ecco. Mi riportarono a casa. Io continuavo ad avere le convulsioni, i conati di vomito e il dolore alla testa mi veniva non appena mi alzavo. Passarono due settimane: due settimane orribili in cui ebbi la febbre, mi vennero diverse infezioni, persi inspiegabilmente peso e sanguinavo. Ecco. Questa è stata senza dubbio la cosa che mi fece piĂą paura: il fatto di perdere sangue. Spesso di notte mi alzavo tutta sudata e nel panico piĂą totale chiamavo mia madre. Ero convinta che tutto quel sangue fosse dovuto ad una morte imminente. Mi usciva soprattutto il sangue dal naso: di notte sentivo un qualcosa di caldo che mi colava dal naso come se fosse muco ma che aveva un sapore ferroso rivoltante e chiamavo mia madre “Non voglio morire, ho appena compiuto dieci anni!” pensavo. Tutte le mattine mi svegliavo con la paura che potessi avere gli stessi problemi che avevo avuto il giorno prima. Il fatto che convinse i miei genitori a portarmi in ospedale fu il gonfiamento dei linfonodi sotto il collo. Passai tre giorni in ospedale senza capire niente di ciò che stava succedendo: mi facevano un sacco di analisi, specialmente analisi del sangue e tutte le volte che le facevo mi impressionavo e svenivo. Oppure, scioccata, cadevo in uno stato catatonico dal quale mi riprendevo solo dopo due ore e mezza circa. Dopo tre giorni mi alzai di mia spontanea volontĂ . Andai nella sala delle prenotazioni e lì trovai Angel, una dottoressa che era stata incaricata di seguirmi costantemente e aiutarmi in ogni parte della giornata. Mi avvicinai a lei e domandai:<<Angel, posso vedere le analisi?>>lei si voltò e, sorridendo, si chinò alla mia altezza:<<PerchĂ© vuoi vedere le analisi, tesoro?>> <<Voglio capire se sto per morire!>>dissi con voce forte. Il suo sorriso mutò e da dolce divenne amaro. Mi prese per mano e mi portò in un corridoio. Mentre lo attraversavamo Angel mi chiese:<<Tu hai studiato l’apparato circolatorio dal momento che vai in quinta elementare. Vero, Lily Rose?>>io ci pensai un momento, poi risposi:<<Certo. E’ l’apparato del cuore, delle vene, delle arterie, del sangue e della circolazione sanguigna!>>dissi decisa:<<E quindi sai anche la composizione del sangue, immagino.>>mi disse con una nota di preoccupazione nella voce che non sfuggì alle mie orecchie. Io annuii<<Si, la conosco! Il sangue è formato dai globuli rossi, dai globuli bianchi e dalle piastrine!>>. Angel annuì a sua volta:<<E… la maestra vi ha detto anche qualche malattia del sangue?>>chiese un po’ esitante. Io, orgogliosa di sapere tutto quello che mi chiedeva, risposi:<<Si, qualcosa ha detto: ci ha parlato dell’aterosclerosi che è la malattia del colesterolo e della leucemia che invece è una malattia caratterizzata dall’aumento di globuli bianchi.>>Angel però aveva uno sguardo un po’ perso e, preoccupata, le chiesi:<<Angel, ma perchĂ© mi fai tutte queste domande?>> <<Eh? Oh, no, non ti preoccupare, volevo solo sapere!>>mi rispose in modo sbrigativo. Arrivammo di fronte a una porta: lei mi ordinò di rimanere lì fuori e di non muovermi. La aspettai pazientemente mentre la guardavo che frugava tra le scartoffie varie. Dopo un paio di minuti circa tirò fuori da una cartellina verde con sopra scritto “Lily Rose Collins” (notate una coincidenza del mio cognome: “Collins” è il cognome del vampiro che Johnny Depp ha interpretato in “Dark Shadows”!) un foglio. Uscì dalla stanza e fece un sospirone. Senza dire nulla di fronte al mio sguardo interrogatorio mi allungò il pezzo di carta. Cominciai a leggere finchĂ© non mi bloccai in un punto. Sussultai e mi portai una mano alla bocca per non emettere l’urlo piĂą forte e disastroso della mia vita. Cominciai a tremare e sentii una specie di morsa paurosa al collo che mi bloccò il fiato. Sentii il cuore che pulsava fortissimo dall’angoscia e dalla disperazione, le orecchie mi diventarono bollenti. Leucemia. Ecco cosa vi era scritto su quel foglio, ecco quello che mi avevano diagnosticato: la leucemia. Le lacrime mi cominciarono a pizzicare gli occhi. “Ma… ma questo… questo significa che… dovrò… morire?” cominciai a sudare freddo e la testa prese a girarmi. Mentre la stanza vorticava attorno a me sentii che le gambe non mi reggevano piĂą e mi accasciai sul pavimento che, in quell’istante, mi sembrò ghiaccio. Poi vidi solo il buio.

<<Lily Rose! Lily Rose! Lily Rose, apri gli occhi, ti scongiuro!>>Fu sua voce di mia madre ad accompagnare il mio faticoso risveglio. La prima cosa che vidi furono i suoi occhi verdi e infossati, che io avevo ereditato. Seguì poi la figura piangente di mio padre. Infine vidi chiaramente tutta la stanza, i miei genitori e Angel che stava trafficando con un apparecchio alla mia sinistra. Non ero mai stata più felice e, al tempo stesso, più triste in tutta la mia vita. Allora mormorai:<<Ciao mamma, ciao papà… adesso si che ho paura…>>. Già, paura…

Non avevo mai avuto paura… non avevo paura finchĂ© non arrivò la leucemia che mi costrinse a stare chiusa dentro la stanza di un ospedale londinese… il quale però mi insegnò i valori della vita…

Tra paura e amore…

<<Come va oggi con la febbre?>>sorrisi debolmente:<<Molto meglio rispetto a ieri.>>. Marzo del 2014. Erano ormai passati quasi due anni da quando avevo scoperto di avere la leucemia. Tutti i giorni io ero chiusa in ospedale e vedevo dalla mia finestra il Big Ben, sognando di poterlo andare a vedere un’altra volta. Non avevo molto da fare e non avevo nemmeno qualcuno della mia età che mi facesse compagnia. Ero stesa sul letto quando sento che bussano alla porta:<<Avanti!>> gridai. Mia sorella maggiore, Alice, entrò. Mi girai verso di lei e sorrisi: somigliava davvero alla Alice del film se non per il naso a patata, ereditato da papà. Le volevo molto bene, eravamo sempre state molto unite fin da bambine:<<Me lo hai portato?>>chiesi impaziente alzandomi in piedi. Lei sorrise a sua volta e tirò fuori dalla borsa la custodia del film che le avevo chiesto: “The Lone Ranger”. Non ero mai riuscita a vedermelo e, dopo un anno dall’uscita, mia sorella riusciva a portarmi il DVD! Le saltai addosso cominciando a urlare come una pazza:<<Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie!>> <<Calmati sorellina!>>esclamò Alice barcollando:<<Se fai in questo modo il disco si spaccherà ancor prima che tu possa vederlo!>> <<Hai ragione Alice, scusa.>>mormorai imbarazzata sciogliendo l’abbraccio:<<Ma, sai, quando in mezzo c’è Johnny Depp e i suoi film…>> <<Tu perdi del tutto la testa!>>concluse ridacchiando. Non facevo altro che vedere film per combattere la noia. Non usavo la musica perché mi avrebbe fatto venire tristezza: quando sentivo la musica mi veniva sempre voglia di ballare ma nell’ospedale lo spazio era troppo ridotto. Alice rimase con me per un po’ e mi raccontò svariate cose: della nostra vicina di casa che aveva comprato un alano, delle ristrutturazioni che stavano facendo al centro commerciale e mi raccontò del guaio che aveva combinato Julie, la mia gattina, saltando sul tavolo per prendere un pezzo di cioccolata e macchiando così la tovaglia. Io l’avevo ascoltata si e no una quindicina di minuti, troppo presa dal pensiero di quando sarei dovuta andare in sala operatoria il giorno dopo. Anche se ormai ero abituata a quella specie di stato catatonico in cui cadevo ogni volta che mi operavano il panico che provavo pensando a ciò che accadeva all’esterno tra i ferri che avevano lame affilate come rasoi, le luci accecanti e i dottori muniti di mascherine e guanti bianchi di lattice non mi aveva mai abbandonato. Tutte le volte che venivo a conoscenza del fatto che dovevo essere operata mi rifugiavo sotto le lenzuola pensando che mi sarei potuta svegliare nel bel mezzo dell’operazione e venire uccisa dal dolore del corpo lacerato dai ferri… oppure che avrebbero potuto tagliarmi qualche vena o qualche arteria, chissà se di proposito o senza volerlo… la cosa che mi faceva più paura di tutta questa storia era la malattia per la quale mi curavano, per la quale ero obbligata a eseguire la chemioterapia, per la quale quasi tutti i giorni ero costretta a fare iniezioni e analisi del sangue. Succedeva a volte che nel bel mezzo della somministrazione sentivo qualcosa di terrificante e disgustoso che mi si contorceva nella pancia. E questo qualcosa mi faceva battere il cuore a mille per l’ansia, le orecchie mi diventavano bollenti e svenivo. Capitò un giorno che prima della somministrazione dei farmaci svenni. Mi ripresi in tarda serata venendo a sapere che il mio livello dei globuli bianchi era paurosamente aumentato: quella notte non chiusi occhio per l’angoscia e rimasi sveglia a guardare film dell’orrore credendo che se mi fossi addormentata la leucemia mi avrebbe ucciso nel sonno.

Ero stata operata da diversi giorni ormai. Melody era nella mia stanza e cercava disperatamente di sbrigliarmi quella pettinatura impossibile che mi aveva fatto sperando di domare i miei capelli mossi e biondi. Inutile dire che aveva fatto un disastro e che per poco non ricorrevamo alle forbici:<<Eppure andava tutto molto bene con il tuo fidanzato!>>esclamai. Lei sospirò:<<Cosa ti devo dire: ha detto che ero troppo scostante, sempre distratta… cose così.>> <<Si ma non è che…>>mi bloccai a metà frase: vidi un tipo che mi fissava dalla sua stanza, aveva più o meno la mia stessa età. Non appena si accorse del mio sguardo tirò le tende. Melody si accorse del mio sguardo verso il tipo e mi chiese:<<Lo conosci?>> <<Uh?>> lei indicò la finestra verso la quale guardavo:<<Quel ragazzo che ti guardava. Per caso lo conosci?>> <<Ah. No, non l’ho mai incontrato.>> lei rimase in silenzio per un paio di minuti (per la verità borbottava qualcosa di incomprensibile che suonava come un canto furioso) mentre si concentrava sui miei capelli. All’improvviso mi si piazzò di fronte e mi guardò. Più che guardarmi negli occhi dava l’idea di scrutarmi dentro l’anima con i suoi occhi cerulei:<<Vai da lui!>> <<Eh!?>> <<Vai a fare amicizia con quel ragazzo che ti guarda sempre, scommetto che se chiedi a Angel lei ti saprà dire il suo nome!>> e me lo disse con il tono di chi non ammette repliche. Allora presi fiato e cominciai:<<Senti Melody, capisco che tu ti preoccupi per me ma…>> d’improvviso sentii un brivido e mi bloccai. Stavo per avere una convulsione. Cominciai ad agitarmi, stavo tremando e avevo freddo:<<Chiama Angel…>> fu l’ultima cosa che riuscii a dire prima che perdessi il controllo del mio corpo e della mia mente. Quella piccola parte di me che era rimasta attiva tentava invano di fermare quella scarica di forza indesiderata, mentre sentivo la paura farsi strada dentro di me. Purtroppo non riesco a ricordare nulla di allora poiché il turbine di emozioni in cui ero finita era talmente intenso da avermi fatto perdere il ricordo di ciò che accadde.

Spronata anche da Angel, decisi di andare a fare amicizia con il ragazzo che avevo incrociato alla finestra:<<Camera 219, quel ragazzo non pensa ad altro che a te. Mi chiede spesso tue notizie ma non mi ha mai chiesto il tuo nome. Sono convinta che gli farebbe molto piacere conoscerti. Ti dico solo che quando è irritato diventa una persona davvero intrattabile. In bocca al lupo!>> Angel non mi ha voluto dare altre informazioni. Ero di fronte alla sua stanza, indecisa se bussare o darmela a gambe. Ma poi pensai che Angel mi avrebbe fatto ritornare davanti a quella porta e bussai lievemente. Mi rispose una voce morbida ma profonda:<<Avanti!>>titubante, aprii la porta. Mi trovai davanti ad un ragazzo più grande di me, con i capelli rossi e due occhi di un blu molto intenso che spiccavano sulla pelle nivea. Aveva uno sguardo sereno ma un po’ spaventato, in fin dei conti non ci eravamo mai visti prima. Si raggomitolò su di sé sorridendo lievemente:<<Tiro a indovinare: sei stata obbligata a venire qui.>> <<Si, hai indovinato. Evidentemente qualcuno ti ha detto di me.>> annuì vigorosamente:<<Angel Ellis. Nome che le calza come un guanto, non trovi?>>sorrisi:<<E’ proprio vero: è il nome perfetto per lei.>>lui si alzò in piedi e si avvicinò a me:<<Piuttosto, qual è il tuo nome?>> <<Lily Rose Collins. Il tuo?>> <<Willy Walsh.>>rispose allungandomi la mano. Io gliela strinsi: era calda, le dita erano affusolate. Ma non come le mie che, modestamente, erano delle mani da pianista:<<Walsh, hai detto? Allora sei irlandese! Ecco perché non riconoscevo il tuo accento!>>esclamai lasciando la presa. Lui inclinò la testa:<<E allora tu? Hai un nome tutto alla Johnny Depp!>> ridacchiai per poi dirgli:<<Be’, tu invece hai lo stesso nome di Willy Wonka, non sono l’unica in questa stanza che porta un nome che sembra uscito fuori da un film!>> scoppiammo a ridere come due ossessionati. Quando smettemmo mi guardò negli occhi:<<Molti mi dicono che gli assomiglio.>> <<Eh? Ah, capisco… in effetti gli somigli veramente…>>arrossii perché non avevo mai detto una cosa del genere a nessuno. E poi io ero innamorata pazza di quel personaggio. Willy mi guardò come incuriosito:<<Perché sei arrossita?>>puntai i miei occhi verdi nei suoi blu: lui divenne paonazzo. D’improvviso mi tornarono alla mente le parole di Angel e mi venne da piangere: anche se ci eravamo appena conosciuti sentivo di avere già un forte legame con quel ragazzo. Eppure la mia malattia mi aveva condannato: sapevo che prima o poi mi sarei spenta per sempre e affezionarmi a qualcuno avrebbe complicato le cose poiché in seguito quel qualcuno avrebbe sofferto a causa mia. Mi chiesi se avevo fatto bene ad andare a fare amicizia con Willy. Non ce la feci più e gli saltai addosso piangendo:<<Lily Rose?>> mormorò lui confuso. Io lo strinsi più forte:<<Leucemia.>> sussurrai con voce soffocata:<<E’ questa la mia malattia: la leucemia. Molto presto non mi troverò più qui ma… io non voglio che vada così!>> in quel preciso istante sentii che mi stava stringendo anche lui. Il suo calore pervase tutto il mio corpo e io, a poco a poco, cominciai a tranquillizzarmi. Poco dopo sentii la sua voce che mi diceva:<<Siamo condannati al medesimo destino.>> <<Eh!?>> sciolse l’abbraccio e si portò una mano sul petto. Strinse la maglia:<<Mi hanno diagnosticato un tumore ai polmoni il dicembre scorso. Altro non ti so dire ma è più che certo che morirò.>> poi mi guardò intensamente:<<Siamo sulla stessa barca. Ma a quanto sembra quella che ha più paura sei tu.>> abbassai lo sguardo e non risposi: aveva ragione, ero terrorizzata alla sola idea che la mia situazione si potesse aggravare. Ma non avevo paura per me tanto quanto avevo paura per quello che sarebbe potuto succedere: cosa sarebbe accaduto alla mia famiglia se fossi andata incontro al mio destino? Chi avrebbe pensato a Julie? E Melody? Lei non era mai stata una ragazza forte, ha sempre fatto affidamento su di me. Se io non ci fossi stata più che ne sarebbe stato di lei? Sarebbe stata vittima di bullismo? Sarebbe stata picchiata? Avrebbe potuto cominciare a fare uso di droga? Davanti al mio silenzio Willy non proferì parola. Ad un certo punto mi prese le mani. D’istinto, alzai di scatto la testa e mi persi guardandolo negli occhi:<<Se questa tua paura è davvero così grande… allora la affronteremo insieme… anche io ho paura, ma nonostante questo so che ci sarà sempre qualcuno con me e che io sarò sempre con la mia famiglia…>>lui si avvicinò di più a me sorridendo. Sentii il cuore palpitare emozionato e le mie guance farsi brace mentre mi scostava una ciocca di capelli dal viso:<<Che… che cosa vuoi fare?>>chiesi piena di timore:<<Non si intuisce?>>mormorò lui come se fosse evidente. Non dissi più nulla: lasciai che le sue labbra calde e morbide coprissero le mie in un bacio dolcissimo. Non avevo mai provato una sensazione del genere: avevo letto un sacco di novelle e svariati romanzi sull’amore dove i protagonisti si baciavano ma non credevo che potesse dare davvero una così grande sensazione di conforto e protezione. In quell’istante mi sembrò di stare dentro una bolla d’aria, mi liberai di ogni peso dal cuore. E tutti i miei timori, le mie ansie, il panico che mi affliggeva… era come se fosse scomparso tutto. La sola cosa che mi stava facendo bruciare il cuore in quel momento era la dolcezza infinita che mi fece pensare un’unica cosa “Ha perfettamente ragione: io non abbandonerò mai nessuno in realtà e anche se ho paura ora so… che ci sarà sempre il mio amore vicino a me…” e mentre quella dolcezza e quell’amore si mescolavano alla paura immensa che avevo nel cuore sorridevo dentro di me.

Non ho piĂą paura

<<E dai! Dimmi come si chiama suo fratello!>> piagnucolò Melody. Stavo per scoppiare a ridere:<<E va bene: si chiama Frank, contenta?>> dissi con la voce che tremava. Lei inclinò la testa:<<Lily Rose, mi spieghi il come Johnny Depp c’entra in questa storia?>> <<In “The Tourist” ha interpretato il ruolo di un insegnante di matematica di nome Frank. E io ho perso il conto delle volte in cui ti ho raccontato la trama di quel film!>>le presi una ciocca dei suoi capelli neri e gliela tirai come per dirle “Melody, sei proprio una scemotta!”. Alzò i pollici per dirmi di aver capito e scoppiammo a ridere. Maggio 2015. Le mie condizioni erano ancora più gravi degli anni precedenti. Io cercavo sempre di andare avanti serena ma spesso mi angosciavo: non volevo sparire dalla faccia della terra senza dire addio a nessuno. Anche se le operazioni non erano più agghiaccianti come un tempo mi veniva ancora la tremarella. E tremavo ancora di più quando dovevo fare la radioterapia, cominciata quell’anno. Alla fine, però, quella roba che non capivo bene come funzionava(nonostante i miei quattordici anni)non mi aveva giovato molto, specialmente se consideriamo che vomitavo ancora più spesso di prima. Grazie al cielo avevo Willy vicino a me: se avevo paura bastava che glielo dicevo e lui rimaneva a farmi compagnia tutto il giorno, anche la notte certe volte. In altre parole dormivamo abbracciati nello stesso letto. Mia sorella si prese un colpo quando lo venne a sapere poiché credeva che facevamo cose sconce, ma alla fine si è calmata e non si è più fatta strane idee. Io non mi volevo spingere oltre il bacio sicché temevo che l’emozione avrebbe potuto aggravare la mia situazione, già grave di suo. Willy era perfettamente d’accordo con me: lui non faceva mai nulla che andasse contro la mia volontà. Ciononostante, ogni tanto io mi mettevo contro di lui e allora, da dolce e tranquillo, si trasformava e diventava impossibile anche solo parlargli. Ricordo che una volta suo fratello andò a trovarlo ed ebbero un litigo per qualcosa che non ricordo: era talmente irritato che non riuscii a parlargli per un giorno intero. Con me, invece, faceva fatica ad arrabbiarsi.

Willy si staccò da me e si mise steso sull’erba: ci avevano dato il permesso per una passeggiata di mezz’ora all’Hide Park a patto che ci accompagnasse Angel: lei era più che felice di passare la sua ora libera al parco. Guardavo Willy mentre era steso: il sole gli accarezzava il viso illuminandolo. Sorrideva: evidentemente era felice di stare all’aria aperta:<<A cosa stai pensando?>> chiesi incuriosita:<<A un modo per fermare il tempo in modo da avere per sempre quindici anni.>> rispose, noncurante del fatto che mi fossi appoggiata sul suo petto. Chiusi anch’io gli occhi:<<E allora proviamo a fermarlo insieme.>>mormorai. Sentii la sua mano sui miei capelli:<<Hai un anno in meno di me, soffri di leucemia e vuoi usare quel poco di forze che hai per quello?>>disse in tono provocatorio. Allora mi alzai e mi misi sopra di lui. Lo guardai negli occhi:<<Questa non te la perdono!>>esclamai risoluta. Willy fece gli occhi dolci:<<Lily Rose, per favore…>>bisbigliò in un soffio. Sospirai rassegnata:<<Non ce la farò mai a resisterti… e va bene, ti concedo il perdono. Ma a patto che mi dai un bacio dolce!>> <<Non me lo faccio ripetere due volte.>>sussurrò sorridendo. Mi beai del calore delle sue labbra mentre sentivo le sue mani passare in mezzo ai miei capelli: sembrava sapere come farlo senza imbrogliarsi tra i nodi. Finito il bacio tornai ad ascoltare il battito del suo cuore. Ma durò molto poco: sentii Willy tossicchiare molto forte e il suo respiro scomparire quasi del tutto:<<Lily… chiama…Angel…>>disse con voce strozzata. In preda al panico alzai il viso e mi guardai intorno: Angel era una quindicina di metri circa più in là, rispetto a noi. Guardai Willy negli occhi un’ultima volta prima di gridare:<<Angel! Angel! Vieni, ti supplico! Willy ha un attacco d’asma! Aiuto!>>

Dovettero operarlo. Terrorizzata, piansi per tutto il tempo dell’operazione tra le braccia di Melody che cercava di calmarmi: lei conosceva abbastanza bene Willy e continuava a ripetermi:<<Suvvia, non piangere! Willy è un ragazzo forte, ce la farà!>>ma io continuavo a piangere perché lui, rispetto a me, veniva operato con una frequenza minore: se l’operavano voleva dire che le sue condizioni si erano aggravate. E siccome l’operazione durò cinque ore voleva dire che era molto grave. Mi alzai di scatto dalla sedia quando vidi che uscivano, Melody con me. Mi diressi verso di Willy e lo guardai: era pallidissimo, aveva un espressione da morto, i capelli raccolti nella solita cuffia che mettono quando devono operare qualcuno, una mascherina per l’ossigeno gli copriva naso e bocca e attaccata al braccio sinistro aveva una flebo. Mi sembrava un incubo. Rimasi vicino a lui finché non si svegliò del tutto. Lo lasciai solo quando mi obbligarono a farlo, non senza prima avergli dato un bacio sulla fronte. Non chiusi occhio per tutta la notte ma, stavolta, non potevo contare sul mio ragazzo. Allora provai a guardare “La fabbrica di cioccolato” per distrarmi, ma servì solo a farmi piangere ulteriormente. Pochi giorni dopo, invece, fui io ad avere dei problemi ed a essere operata: sicché le nostre malattie erano peggiorate contemporaneamente e tutti gli infermieri sapevano del nostro legame ci misero entrambi nella mia camera. Qualche giorno dopo Willy riprese, anche se con fatica, a camminare. Fu in quei giorni che prese un pennarello indelebile nero e scrisse in corsivo gigante sul muro “Hope, Belive, Dream and enjoy the life”: Angel si infuriò ma in seguitò lasciò perdere credendo che quella frase avrebbe fatto bene anche a coloro che avrebbero seguito noi in quella stanza. Ma i giorni passavano e nonostante speravamo sempre in un miglioramento, stavamo sempre peggio. In quei giorni però era Willy quello che stava peggio, anche se sorrideva sempre davanti alle difficoltà. Una notte agli inizi di giugno, mentre stavo pensando a tutto quello che mi era capitato in tutti gli anni della mia vita, cominciai a piangere in silenzio: avevo ancora paura di non riuscire ad uscire da quella situazione, tutti i giorni mi ero sempre svegliata nel timore di quello che sarebbe accaduto un attimo dopo. Ma ora il mio amore stava rischiando anche più grosso e io di sicuro non sarei mai riuscita a sopportare il fatto di vederlo morire. Nonostante stessi piangendo in silenzio Willy mi sentì e venne vicino a me:<<Che cosa ti succede cucciola?>> mi disse con un tono affettuoso. Io mi asciugai le lacrime:<<Io voglio restare per sempre con te e con i miei cari… ma dato che la tua situazione è peggiore della mia… io so già che tu…>> <<Che ti abbandonerò? Mai, Lily Rose. Io sarò vicino a te anche dopo la fine di questa vita.>>disse sicuro. Lo guardai negli occhi e le lacrime ricominciarono a scendere:<<E chi ti dice che è davvero così?>>lui mi asciugò le lacrime e mi baciò:<<Fidati, io so ciò che ti sto dicendo. E’ successo a una mia amica: le era morto il padre eppure, nonostante al suo funerale aveva pianto tutto il tempo, era sorridente. E quando un giorno le chiesi se ne aveva nostalgia lei mi disse di no, perché diceva che lui era ancora vicino a lei e che le parlava. Cascasse il mondo Lily Rose ma le persone a noi più care sentiranno sempre la nostra presenza!>>era molto convinto di ciò che mi stava raccontando, glielo potevo leggere in faccia. Notando la mia espressione perplessa disse che, se ero così preoccupata all’idea di morire, potevo fare il testamento. Allora prendemmo due fogli e cominciammo a scrivere. Ma mentre scrivevo io pensavo a ciò che mi aveva detto pochi minuti prima. Appena ebbi finito poggiai la penna e il foglio:<<Willy.>> <<Uh?>> <<Tu… avevi ragione. Hai detto tutte cose vere: io non abbandonerò mai le persone che amo. E soprattutto… non abbandonerò mai te.>> bisbigliai arrossendo: perché non gli avevo mai creduto prima? Semplice: perché ero accecata dal terrore che avevo della malattia e credevo che contasse solo la presenza fisica:<<Con questo che cosa intendi dire, Lily Rose?>>mi domandò stupito. Alzai lo sguardo su di lui: sentivo una forza che non provavo da anni addietro, sembrava una fiamma:<<Io no ho più paura!>>

Consegnammo il testamento ad Angel. Io le consegnai anche una lettera che avevo indirizzato a Melody , dicendole che gliel’avrebbe dovuta dare solo se fossi morta. Eravamo stesi nel suo letto quando mi domandò:<<Sai qual è il desiderio che non sarò in grado di realizzare?>> <<No. Non me l’hai mai rivelato.>> lui fece un sospiro profondissimo e poi mi rispose:<<Non riuscirò mai ad avere una famiglia con te.>> <<Cosa!?>>mi alzai di scatto a sedere per la sorpresa. Sentii le mie guance diventare incandescenti: avere una famiglia? “Davvero lui avrebbe voluto sposarsi e avere dei figli con me?” pensai mentre sentivo di diventare bollente e sempre più rossa in volto:<<Non mi stai prendendo in giro, vero?>>mormorai guardandolo intensamente negli occhi. Lui sorrise teneramente:<<Dammi una sola ragione per cui dovrei dirti una bugia.>>poi mi accarezzò il viso:<<Sei adorabile quando arrossisci.>>questo mi fece esplodere il cuore dall’emozione. Lo baciai, poiché davanti a dimostrazioni d’amore del genere è l’unica cosa che riesci a fare. Poi mi stesi accanto a lui e gli accarezzai i capelli spettinati:<<E invece…che vorresti fare prima della fine del mondo?>>gli chiesi sorridente con un soffio di voce. Lui ci pensò su un po’. Poi alla fine disse:<<E’ una cosa abbastanza personale e tu non saresti sicuramente d’accordo… ma in alternativa a quello… vorrei vederti dormire tra le mie braccia…>> le sue guance divennero purpuree e io non potei fare a meno di stringerlo. Era pieno giorno ma sentivo ancora la stanchezza della notte precedente. Senza paura, chiusi gli occhi. Sentivo che giocherellava con i miei capelli e che me li accarezzava. Ero felice come mai prima d’allora: Willy era vicino a me, potevo sentire chiaramente il battito del suo cuore e il suo respiro, lento ma profondo e regolare. Percepivo il suo calore come una scossa elettrica che penetrava dentro di me e mi arrivava dritta al cuore. Mi stavo davvero addormentando. Aprii gli occhi e guardai i suoi di un blu profondo come l’oceano. Lo baciai un’altra volta, l’ultima volta. Ritornai alla posizione di prima. Dopo circa cinque minuti che stavamo così avvertii una sensazione strana: la stanza girava intorno a me e il mio corpo era intorpidito. Non sentivo più nemmeno il calore che avvertivo poco prima. In realtà non sentivo nemmeno più il respiro di Willy, non sentivo neanche il suo battito cardiaco. E anche il mio cuore non si mosse più. Io e Willy morimmo il 15 giugno del 2015, nello stesso momento e abbracciati. Ma siamo morti con dolcezza poiché nessuno di noi due aveva paura in quel momento. No, in quell’istante l’unica cosa che era nel nostro cuore non era la paura: era l’amore.

Daisy

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